Brasile: annullate le condanne per l’ex presidente Lula, potrà ricandidarsi nel 2022 - NOC Press

Brasile: annullate le condanne per l’ex presidente Lula, potrà ricandidarsi nel 2022


Foto: L'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva (Afp)

 
Un giudice della Corte Suprema del Brasile, Edson Fachin, ha annullato le condanne per corruzione dell’ex presidente Lula (Luiz Inácio Lula da Silva) che potrebbe quindi candidarsi alle elezioni presidenziali del 2022.

Tuttavia le condanne sono state cancellate solo per un difetto di giurisdizione in quanto i processi per quelle accuse dovranno essere ripetuti nel tribunale della capitale Brasilia.

In pratica il processo per le accuse di corruzione dovrà essere rifatto e Lula potrebbe intanto candidarsi alle elezioni presidenziali del 2022

Le sentenze annullate riguardavano l'inchiesta Lava Jato, e le condanne inflitte all’ex presidente dal pool di magistrati di Curitiba titolari dell’inchiesta Lava Jato, la Tangentopoli brasiliana.

In una nota della Corte Suprema si legge: "Con la decisione, sono state dichiarate nulle tutte le sentenze emesse dalle 13/a sezione federale di Curitiba e gli atti saranno trasmessi al tribunale del Distretto federale”.

Lula ha 75 anni ed è stato presidente del Brasile dal 2003 al 2011, sostenuto dal Partito dei Lavoratori, il principale partito di sinistra brasiliano. Era stato condannato per aver ricevuto un appartamento, nella località balneare di Guarujà, sulla costa dello stato di San Paolo, una fra le più esclusive località balneari del litorale come tangente in circostanze legate allo scandalo che negli ultimi anni ha coinvolto Petrobras, la grande azienda petrolifera pubblica del Brasile. Secondo il giudice Fachin, però, le accuse contro Lula non erano strettamente legate alle indagini su Petrobras e per questo Lula non avrebbe dovuto essere processato a Curitiba, dove era cominciata l’indagine su Petrobras.

Lula era entrato in carcere nel 2018 e, nonostante fosse stato liberato l’anno successivo in attesa che terminassero i ricorsi giudiziari, aveva perso i suoi diritti politici, tra cui la possibilità di candidarsi nuovamente per le elezioni presidenziali. La sua popolarità è ancora molto grande in Brasile e secondo molti osservatori se si fosse potuto candidare alle elezioni del 2018 avrebbe facilmente vinto contro l’attuale presidente Jair Bolsonaro. Il suo processo e la sua condanna, inoltre, erano stati sempre oggetto di discussione, per i molti sospetti che fossero motivati da ragioni politiche.

Lula, si è sempre dichiarato innocente e vittima di una persecuzione politica da parte del pool dell'inchiesta "Lava Jato" e dell'ex giudice Sergio Moro (il principale giudice del tribunale di Curitiba) che, dopo aver condannato l'ex presidente-operaio, è diventato ministro della Giustizia del governo di Jair Bolsonaro

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