Francia: sostegno psicologico per bambini e adolescenti. E in Italia? - NOC Press

Francia: sostegno psicologico per bambini e adolescenti. E in Italia?

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato ieri a Reims, nel nord della Francia, il varo di un rimborso forfettario da parte della Sanità pubblica di 10 sedute da uno psicologo per i bambini la cui salute psichica sia stata messa a dura prova dalla crisi del Covid- 19. «Oggi - ha detto il capo dello stato nel corso di un incontro con il personale sanitario del servizio di pedopsichiatria dell’ospedale di Reims - abbiamo un problema di salute che riguarda i nostri bambini e adolescenti, che si aggiunge a quello dell’epidemia». Un’ottima notizia. E in Italia?

Anche nel nostro Paese il ministero dell’Istruzione ha dato 40 milioni ad agosto dello scorso anno alle scuole con il protocollo per la sicurezza del rientro a scuola : soldi per attivare sportelli di ascolto psicologico dei ragazzi di tutte le età e dei professori. E nei 150 milioni in arrivo dal decreto sostegni, parte delle risorse potranno essere dedicate proprio a questo aspetto. Ma «è un inizio troppo timido», denuncia il presidente dell’Ordine psicologi David Lazzari, facendo due conti: «Nel 70% delle scuole sono stati attivati sportelli col primo fondo, significa che abbiamo portato 6 mila psicologi in 8 mila scuole. Ma per dodici ore al mese, indipendentemente dal numero di alunni. 

Un’inezia. E i nuovi fondi non sono vincolati: avrebbero dovuto inserire una clausola perché una quota specifica venisse destinata al supporto psicologico. Le scuole potranno usarli per questa esigenza ma anche no». Quale è al differenza con la Francia? «Che la Francia ha un uso sociale della psicologia. A differenza degli altri Paesi, l’Italia invece non ha un numero di psicologi nella sanità pubblica adeguato: uno ogni 12 mila abitanti, di fronte a una media Ue di uno ogni 2500. Sono 5 mila, età media 58 anni. Quando è scoppiata la pandemia, abbiamo immediatamente denunciato al governo questa situazione, immaginando le conseguenze che ci sarebbero state sulla popolazione: ma l’unica operazione che è stata fatta è quella di un numero verde, peraltro chiuso dopo quattro mesi».

Quali sono state le conseguenze? Lazzari ha portato lunedì scorso al ministro Roberto Speranza un report per fare il punto. L’86,6% delle persone che sono state in terapia intensiva ha sviluppato successivamente problemi psicologici, anche di tipo cognitivo, che hanno richiesto interventi specifici. Il 56% dei ricoverati per covid ha problemi psicologici significativi, come il 34% dei positivi Covid in quarantena. Il 25,5% del resto della popolazione ha difficoltà psicologiche, un quarto degli italiani. «Se moltiplichiamo per i cittadini italiani, parliamo di milioni di persone», spiega Lazzari. In particolare, due indagini, una del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi commissionata dal ministero dell’Istruzione e un’altra dell’Unicef, rivelano che un terzo dei bambini/adolescenti ha problemi psicologici significativi, come raccontato anche dall’inchiesta del Corriere. «Il che non significa che dobbiamo patologizzare, non sono tutti malati mentali: ma dobbiamo dare una dimensione di ascolto e sostegno. Noi facciamo prevenzione, non siamo medici, non curiamo malattie, ma cerchiamo di promuovere le risorse delle persone, aiutarli a fare cambiamenti di tipo positivo».

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Soluzioni? Secondo Lazzari una delle possibilità era quella di proporre dei voucher «ad esempio per chi ha figli minorenni, o per chi ha il reddito Isee basso». Ma comunque resta fondamentale «agire sulla scuola, in modo strutturale», aumentare gli psicologi ospedalieri, e soprattutto ragionare con una mentalità diversa: «Un paese che vuole ripartire, deve farlo col piede giusto: se continuiamo a ragionare sul fatto che queste tematiche non incidono sullo sviluppo, ragioniamo con modalità antiche. Vorremmo creare la società del post pandemia, ma dobbiamo crearla con una mentalità nuova. Nel cervello i centri del dolore psicologico e quello fisico sono gli stessi, ma mentre il dolore fisico viene gridato, quello psicologico viene tenuto dentro, ci si vergogna, è un dolore silente, e siccome si agisce solo se qualcuno urla per strada, o laddove si muovono grandi colossi o grandi tecnologie, la psicologia, che lavora a mani nude, non viene considerata. Eppure bisognerebbe ricordare che una foresta che secca lentamente fa meno rumore di una foresta che cade, ma muore egualmente».

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