Dal notaio come paravento - NOC Press

Dal notaio come paravento



L'editoriale


Come sempre, Scriviamo facendo appello all’art. 18, all’art. 21 e all’art. 28 della Costituzione della Repubblica Italiana, cercando di narrare fatti, e questa volta, lo specifichiamo.


Che la politica abbia sempre usato ogni mezzo per osteggiare e fronteggiare la controparte per mandarla a casa è un dato ormai assodato, certificato nei registri istituzionali, anche cementificato nei muri delle loro assise.

Per dirla tutta, è una prassi che non è deontologicamente corretta ma che, purtroppo, fa parte del dell'uso quotidiano che in Italia si fa della politica.

In Italia abbiamo molti comuni, tanti comuni, e di conseguenza tanti Consigli Comunali. Tralasciando le istituzioni regionali e quelle di secondo grado provinciali, e analizzando i governi cittadini di altre realtà che in questi anni si sono avvicendati, precisamente da oltre 20, non durano più di 3 anni, al massimo 4, per tanti motivi, quali giudiziari, diatribe politiche di poltrone più che di sostanza amministrativa, per mancanza di fiducia a bilanci. A Foggia fortunatamente sono un po' di anni che i Consigli comunali durano 5 anni come previsto ma non riescono a garantire benessere alla città.

Tanto per comunicare una volontà che dilaga nel quotidian parlare tra cittadini, si vorrebbe che le Regioni fossero abolite. Governi regionali quasi equiparati a quello nazionale, con costi esorbitanti e remunerazioni pari agli eletti parlamentari. Enti dello spreco, che potrebbero essere ben sostituiti dalle Province, che conoscono meglio il territorio, che hanno costi meno onerosi e remunerazioni molto più basse. E poi, sarebbero più vicine al cittadino, quello che si vuole.

Foto: FoggiaToday

Ritornando ai Comuni, a mente l'ultima Amministrazione che ha reso Foggia una città florida, è stata quella del Sindaco Chirolli, che, tra l’altro, ha passato il testimone ad Agostinacchio con un bilancio nettamente in positivo. Da qui in poi, a parte la prima sindacatura Agostinacchio, il nulla ha regnato a Foggia. Un depauperamento continuo, oggi cronico e congenito, con Consigli comunali sempre più indebitati, sempre poco attenti alle esigenze dei concittadini, sempre litigiosi e non contrapposti, sempre più “cencelleniani” con rimpasti per garantire maggioranze arrabattate e spesso artefatte. Consigli comunali con opposizioni belligeranti più che antagoniste, pronte a urlare “dimissioni” al primo intoppo della maggioranza. Fa parte della dialettica politica, che garantisce apparentemente la democrazia, anche se le discussioni sono incentrate su temi poco redditizi.

Tuttavia quando le liti, che non sono le discussioni che si vorrebbero ascoltare e assistere nell’assise cittadina, si improntano sul termine dimissioni si mortifica il mandato conferito dalla popolazione. Si cerca sempre di far decadere il Sindaco eletto pur di aggiudicarsi medaglie di latta, consensi temporali, aggiustamenti in giunte.

Questa non è politica. Questa è ossessione. Se dovessimo paragonare a una forma sanitaria verrebbe da dire che tra i banchi prolifera l’accanimento come terapia compulsiva verso chi ha democraticamente vinto un’elezione. Ciò fa male a tutto il territorio. E giacché stiamo parlando di Foggia, fa male al Sindaco Franco Landella.

Qui non si è schierati, tantomeno di parte. L’analisi è precipuamente politica per le ultime vicende che stanno tenendo banco al Comune. E' la democratica volontà di far prevalere la politica anziché personali obiettivi.

Landella è al suo secondo mandato; il primo fu tanto discusso ma superato. Viene da un'Amministrazione dove il Sindaco Gianni Mongelli ha consegnato un bilancio quasi risanato, con pochi milioni di euro in negativo a fronte dei tantissimi ereditati da Orazio Ciliberti. Mongelli più che un Sindaco è stato un Commissario che, tra l’altro, ha anche subito minacce per aver consegnato carte scottanti alla Procura.

Cosa c’entra tutto questo? Ha un senso, che i foggiani conoscono bene e soprattutto chi oggi siede tra i banchi consiliari. Mongelli, denunciando, ha scoperchiato un Vaso di Pandora colmo di commistioni e tangenti. Le stesse che hanno determinato l’asserto di un Consigliere e di un dirigente comunale, di alcune figure della mafia foggiana. Mongelli, per questo, ebbe due scorte.

Questa è cronaca, sono fatti evidenti, riportati nelle cronache giornalistiche.

Oggi è Franco Landella nel centro del mirino dell’opposizione. Sta amministrando una città con un disavanzo economico che non permette lussi e tantomeno benessere. Potrebbe, comunque, far meglio sul piano dei lavori pubblici.

Urlare “dimissioni” continuamente e alzare il tiro dopo due episodi che davvero hanno squalificato la città è da TSO per l’opposizione.

Rivolgersi a un notaio come paravento è qualcosa di vergognoso, di paradossale, è la carnevalata del 2021. Dieci Consiglieri comunali, l’opposizione, corrono dal notaio per far dimettere il Sindaco. Divertente perché così facendo dimostrano l’inconsistenza politica, la non capacità di dibattere su temi più seri, palesano tutta l’incapacità di far politica.


È un’opposizione senza attributi, che si aggrappa a due casi che, seppur vergognosi, sono di discussione nel Consiglio comunale e non in uno studio notarile. Depositare le firme per far cadere il Sindaco è un’azione legale e non politica. Una minoranza, se tale, dovrebbe avere la forza di farlo nella sede opportuna, in Consiglio comunale, invitando la maggioranza a sfiduciare il Primo Cittadino, e non invitandola a depositare firme.

Oppure c’è altro che ha spinto i dieci “arditi” d’opposizione a rivolgersi a un notaio? Conoscono particolari legali che potrebbero far cadere il Sindaco? Se così fosse dovrebbero renderlo pubblico e denunciare tutto alle Autorità competenti, come fece Mongelli, esempio di legalità, lealtà, senso del dovere pur sapendo che avrebbe potuto far cadere il suo stesso Consiglio comunale. Un esempio da seguire che questi dieci dovrebbero per lo meno emulare se ne hanno motivo. Ma sappiamo che non ci sono carte compromettenti, pertanto il paravento del notaio avvalora la loro incapacità di far politica.

I termini di presentazione delle firme scadranno a breve e dieci son rimaste le firme, pur avendo avuto “simpatie” da alcuni della maggioranza. Appoggi di vicinanza che di sostanza, soprattutto da quelli che son rimasti a bocca asciutta durante la composizione della Giunta. È inevitabile, ma è il comportamento del deluso che si ravvede dal lasciare la poltrona, di maggioranza tra l’altro.

Ai dieci firmatari, e rimarranno tali, bisogna ricordare che Foggia ha eletto il suo Sindaco e lo ha fatto con un’ampia maggioranza. La democrazia è questa, non quella di sfiducia notarile. Foggia non versa in buone condizioni ma i foggiani hanno voluto e vogliono Landella, altrimenti avrebbero manifestato dissensi molto più sostanziali, senza limitarsi a post o commenti sul web. Non è internet che sancisce la preferenza o giustifica sfiducie.

A questi Consiglieri dalla firma facile si può solo dire che se tanto vogliono governare, trovino la forza in Consiglio comunale, siano politici, abbiamo le capacità di coinvolgere i colleghi della maggioranza a votare contro nell’unica sede politica che ufficializza le dimissioni di un Sindaco, nel Consiglio Comunale. Contrariamente siete pari al nulla.

Un nulla certificato dalla inconsistente azione messa in campo l’indomani di due episodi che, purtroppo, hanno fatto vergognare Foggia e i foggiani. Attaccare Landella per azioni di due membri della maggioranza e recarsi dal notaio è il paravento del non saper argomentare su temi molto più importanti. Attaccare Landella per le famigerate “pistolettate a salve” di Capodannno dal balcone di casa sua di Leonardo Iaccarino, Presidente del Consiglio comunale, attaccare Landella dopo l’arresto di presunte tangenti intascate dal Consigliere di maggioranza Bruno Longo, congiuntamente ad altri componenti degli uffici comunali, è sinonimo di incapacità politica e becera volontà a non ricordare precedenti avvenuti quando loro erano in maggioranza.

Foto: il Sindaco di foggia, Franco Landella


Foggia ricorda e sa che durante la loro consiliatura furono arrestati per concussione e tangenti un Consigliere comunale, Massimo Laccetti, e un dirigente molto stimato, Fernando Biagini, l’opposizione gridò “dimissioni” per il Sindaco, ma non si rivolse al notaio. Questa è la differenza. Correva l’anno 2014 e gli attuali oppositori erano in maggioranza, fino alla fine del quinquennio.

La politica è discussione, confronto, anche acceso e viva Dio che si faccia. Ma trovare il sotterfugio di recarsi dal notaio è il paravento dell’incapacità politica di questa gente, che vorrebbe governare.


N.O.C. (Non Official Cover)




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